Pratiche di Mutazione | Marta Roberti e Viola Pantano

Giovedì 14 maggio SUTURA inaugura la mostra Pratiche di Mutazione, che presenta una serie di nuovi lavori di Marta Roberti, e una performance di Viola Pantano.

La mostra nasce da una lettura del corpo come strumento attraverso cui accedere a possibili cambiamenti, grazie ad esperienze che ne possono rovesciare la percezione e aprire processi di consapevolezza e trasformazione. Le ricerche delle artiste coinvolte mostrano due aspetti diversi e complementari sul nostro rapporto con l’essere: esserci in quanto corpo ed esserci come atto di presenza e coscienza, legato a ciò che scegliamo di perseguire nella nostra esperienza di vita.

IN QUEL TEMPO IO ERO QUELL’ANIMALE è il titolo della nuova serie di disegni di Marta Roberti, nati dai jataka buddisti: racconti che narrano le vite precedenti del Buddha prima di diventare il Buddha storico, Siddhartha Gautama. Queste brevi storie illustrano virtù buddhiste come la generosità, la pazienza, la non-violenza e la compassione. Ogni racconto mostra il Buddha nelle sembianze di animale, re, saggio o divinità, mentre compie azioni meritorie che lo avvicinano all’illuminazione. Attraverso queste vite, il Buddha accumula le “perfezioni” spirituali che lo porteranno all’illuminazione finale.
In questi lavori, oltre a presentare una tematica diversa rispetto alle opere precedenti, Roberti sperimenta nuovi materiali: inserisce nei disegni alcune incisioni su fogli di rame o di alluminio. Il richiamo ai materiali nobili utilizzati in antichità per dare risalto a simboli religiosi e sottolineare il potere spirituale dell’oggetto, viene qui ripreso come segno di purezza, perfezione e illuminazione. Le incisioni si aggiungono alle diverse parti di cui i suoi lavori sono composti, andando a creare un altro livello, un altro strato. In questa molteplicità di materiali e forme sovrapposte, si rivela un elemento che è molto presente nella ricerca dell’artista, ossia il tempo. Marta compone e scopone i suoi lavori, li aggiusta continuamente fino a quando non diventano soggetto. Li costruisce come fossero la trama di un racconto, fatto di sfumature, tensioni, movimenti sospesi nell’intensità di uno sguardo, di un gesto. In questa elaborazione, il tempo si percepisce nella sospensione che si genera tra equilibrio e precarietà, e si anima nella leggerezza delle carte utilizzate, che sembrano attraversate da un soffio.

Ed è proprio sul rapporto tra equilibrio e disequilibrio, respiro e tensione che si innesta la performance SYSTEMA, di Viola Pantano. Artista visiva e performer, la sua ricerca si esprime in diversi media, ma trova nella performance un campo privilegiato in cui il corpo non è più soltanto strumento espressivo, bensì luogo di esposizione, vulnerabilità e trasformazione. Nelle sue azioni, il corpo viene spinto verso un limite, in cui la presenza e la consapevolezza del sentire diventano materia stessa dell’opera. L’attenzione si sposta dall’immagine alla durata, dall’estetica del gesto all’esperienza reale, condivisa nello stesso tempo e nello stesso spazio tra performer e spettatore.

Con SYSTEMA, Pantano coinvolge alcuni performer nell’utilizzo di stecchini di legno di diverse dimensioni, che vengono appoggiati in equilibrio sui corpi, con l’obiettivo che restino lì il più a lungo possibile. Progressivamente, la persona che riceve gli stecchini si trova in una condizione di immobilità forzata, trasformandosi in una sorta di scultura vivente, sospesa tra stabilità e disequilibrio.

In questo processo, l’ostacolo, lo stecchino, diventa dispositivo: introduce un’interruzione del movimento spontaneo, obbliga a ridefinire continuamente la propria postura, e attiva una forma di attenzione radicale. La tensione muscolare, accumulandosi, rende visibile ciò che solitamente resta invisibile: il lavoro interno del corpo, lo sforzo, il limite, la resistenza. In questa soglia, il corpo diventa un campo di forze attraversato da impulsi fisici e mentali che si riflettono reciprocamente. Il processo che si attiva porta a percepire il proprio corpo come totalizzante, protagonista assoluto del proprio spazio e di quello altrui.

La pratica performativa di Pantano si inserisce in una linea di ricerca che considera l’azione come un atto di presenza assoluta, in cui il tempo reale, il rischio e la relazione con l’altro diventano elementi costitutivi dell’opera.

SYSTEMA è stato sperimentato da alcuni sanitari dell’Istituto Fisicoterapico di Torino come dispositivo di osservazione e relazione, aprendo una riflessione sulle possibili applicazioni in ambito terapeutico. In questo contesto, la pratica performativa non viene tradotta in esercizio, ma mantiene la propria natura di esperienza.  Il lavoro condiviso tra artista e sanitari ha messo in evidenza come condizioni quali il limite, l’equilibrio precario, la gestione del carico e l’ascolto profondo possano diventare strumenti per interrogare il rapporto tra percezione e consapevolezza corporea.

La mostra sottolinea la necessità di negoziare continuamente la propria posizione, in una ricerca costante di equilibrio, resistenza e trasformazione.

 

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